Trieste brutalista: tre luoghi da non perdere

Trieste brutalista

Cemento, linee squadrate, duri corpi geometrici che spezzano l’orizzonte. Se anche tu ami questo tipo di architettura, non puoi perderti luoghi iconici della Trieste brutalista. Un viaggio nella poesia del béton brut!

Il Quadrilatero di Rozzol Melara

Senza dubbio, il primo edificio che viene alla mente pensando a una Trieste brutalista è l’iconico Quadrilatero di Rozzol Melara. In questo quartiere, tra il 1969 e il 1982 un gruppo di architetti guidato da Carlo Celli progetta il complesso di case popolari che ospitano 400 appartamenti e fino a 2500 persone. Un gigantesco – letteralmente – esperimento di social housing voluto dall’Istituto Autonomo Case Popolari per dare una casa a famiglie con fragilità.

Per i corpi geometrici e le finestre rotonde con vista mare nei corridoi, Celli si ispira alle unité d’habitacion di Le Corbusier, ma con aggiunta di pavimenti di linoleum nero che rendono tutto più cupo. Per fortuna le pareti sono colorate, spesso anche con dei graffiti.

Trieste brutalista

In mezzo ai due edifici di cemento disposti a L e pensati per essere una vera e propria città con tutti i servizi, c’è un piccolo parco, luogo di ritrovo degli abitanti. Gli interni invece sono un susseguirsi di corridoi, scale e piazzette coperte.

Sono sempre molto affascinata da questi grandi complessi, nati dal sogno di un abitare comunitario. Purtroppo spesso vengono ghettizzati e l’utopia si trasforma in disagio sociale. Questo è stato il caso di Rozzol Melara, complice anche l’isolamento degli edifici rispetto alla città. Il Quadrilatero ha vissuto questo disagio, ma negli anni sembra essere riuscito a rafforzare il suo senso di comunità grazie alla biblioteca interna e all’associazionismo, e mi è sembrato un luogo molto tranquillo.

Se lo visiterai, ricorda che qui la gente vive: porta il dovuto rispetto.

Rozzol Melara

Il Santuario di Monte Grisa

Bisogna attraversare la città, fermandosi magari ad ammirare il panorama presso il razionalista Faro della Vittoria, per raggiungere la seconda tappa di questo viaggio nella Trieste brutalista.

Il Santuario di Monte Grisa svetta infatti sul Golfo di Trieste con la sua forma che ricorda la maestosità di una piramide. L’edificio, composto da una chiesa superiore e una inferiore, viene inaugurato nel 1966. La sua storia però inizia già nel 1945, con il voto alla Madonna che ne sanciva la costruzione se Trieste fosse stata salvata dalla guerra.

Trieste brutalista

L’ingegner Guacci progetta il Santuario seguendo i canoni della bellezza classica: sezione aurea, triangolo di Eulero e proporzioni matematiche. La sua bellezza imponente, austera ma luminosa, accompagna una simbologia degli elementi architettonici che è tutta da scoprire. La forma triangolare rappresenta Dio, le vetrate richiamano la M di Maria, i soffitti interni sono modellati come una grande arnia e la struttura richiama le vele di una nave.

Questi e molti altri simboli di fede vengono trasformati nel cemento e nel vetro che compongono la struttura. Sono dettagli molto affascinanti, anche per chi non è ossessionato dall’architettura, o per chi non crede. L’atmosfera ha qualcosa di mistico, forse anche per via del panorama sublime su tutto il golfo.

Il Santuario è aperto tutti i giorni, controlla gli orari sul sito ufficiale.

Monte Grisa

Trieste (non solo) brutalista: Risiera di San Sabba

La Risiera di San Sabba è un luogo che, a prescindere dalla ristrutturazione architettonica in chiave brutalista, dovresti visitare. È intriso di una storia buia e crudele che però abbiamo il dovere di conoscere ed approfondire.

L’edificio, costruito a inizio Novecento, nasce come stabilimento per la lavorazione del riso. Resta in attività fino agli anni Trenta, poi diventa caserma militare e in seguito, sotto l’occupazione nazista, campo di detenzione. Un luogo terribile, con tanto di forno crematorio.

Nel 1965 la Risiera diventa monumento nazionale per il suo rilevante interesse storico e politico. Dieci anni dopo, nel 1975, l’architetto triestino Romano Boico lo ristruttura, cogliendo perfettamente la sensazione di angoscia che qui aleggia. L’ingresso, tra due pareti altissime di calcestruzzo armato, rappresenta benissimo l’entrata in un inferno da cui non si può tornare indietro. Qui, il cemento non lascia scampo.

Trieste brutalista

Per orari e modalità di visita, fai riferimento al sito ufficiale della Risiera di San Sabba.

Spero che questo itinerario nella Trieste brutalista ti entusiasmi e ti porti a scoprire tanta bellezza non convenzionale. E se vuoi visitare il resto della città, ho scritto un articolo dedicato!

A presto!

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Lisa

Viaggiatrice since 1992 e organizzatrice seriale di gite fuori porta.
Scrivo della mia Lombardia, che molti sbagliano a credere grigia e noiosa, e di fughe per il mondo

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